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Luigi
February 17th 2019
De André canta De André "Storia di un impiegato" ROMA 11 febbraio 2019 Auditorium Parco della Musica, sala Santa Cecilia. La recensione di Luis "Redwood" Almasi. Applausi ed un affetto immediato e totale accolgono Cristiano De André non appena questi appare sul palcoscenico della Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. <> dice visibilmente colpito, riferendosi apertamente al calore che il pubblico capitolino da sempre gli riserva. "De André canta De André" è una formula dal successo ormai collaudato. Lo spettacolo, che prima consisteva sostanzialmente nella riproposizione delle canzoni di Fabrizio De André (spesso riviste negli arrangiamenti), è ora portato ad un livello superiore. Il tentativo è quello di esplorare, studiare, approfondire in modo organico e, in fine, riproporre nell'attualità l'opera del padre; per il suo valore non solo letterario ma sociologico e politico. L'opera scelta è "Storia di un impiegato", concept album dedicato al "maggio francese"; disco scritto e composto da Fabrizio De André assieme a Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Fabrizio non cavalcò mai l'onda di quel periodo, anzi, ne prese costantemente le distanze tant'è che negli anni del '68 si occupò di vangeli apocrifi (La buona novella) e degli epitaffi di Lee Masters (Non al denaro, non all'amore né al cielo), allo stesso modo nel 1973, nel cuore degli anni di piombo, tornò invece con un'opera sul "maggio francese", sul '68 appunto. L'album non va, a mio avviso, assolutamente visto come una celebrazione (anche se a tratti gustosissima). Fabrizio parla di questo impiegato che diventa bombarolo con scientifico distacco però, secondo me, è innegabile che traspaia una certa nostalgia per quei ragazzi che "lottavano così come si gioca", in anni dove non si gioca più; anni bui di attentati, gambizzazioni, eversione, terrorismo, strategia della tensione. I contributi video, che scorrono sincronizzati con luci (bellissime) e musica su dei panneli posti sul fondo del palcoscenico, costituiscono parte integrante dello spettacolo; sono anzi l'elemento che più contribuisce a contemporaneizzare i contenuti con la visualizzazione di scene tratte dalla più corrente attualità (i gillet gialli) o icone di questa nostra epoca (Trump, Putin, Kim Jong-un). Una menzione particolare merita "Canzone del padre" che, nella specifica situazione e per la storia stessa di Cristiano, assume significati ulteriori ed emozionanti fino ai brividi, mentre sullo sfondo giganteggia l'immagine di Fabrizio che stringe la mano a Cristiano. "Nella mia ora di libertà" viene cantata un po' da tutti con visibile commozione; una canzone il cui significato è stato ultimamente molto "piegato", a livello politico, dirompe invece con la sua essenziale profonda umanità: solitaria, pessimista ed esistenzialista. E' dunque lasciato totalmente a musica, video e luci il compito di costruire il "fil rouge" che guida gli ascoltatori fin dentro al racconto di "Storia di un impiegato". La viva voce di Cristiano arriverà invece soltanto alla fine della prima parte, sia a chiarire quanto abbondantemente caratterizzato durante lo spettacolo, sia ad annunciare che nella seconda parte di parlerà sempre di potere (o di poteri) ma nel mondo attuale dove il potere spesso è celato o addirittura evocato dalle masse prone verso mode, feticci o semplice passiva abitudine. Seconda parte dove però il racconto appare meno efficace, meno lucido. Viene il sospetto che senza il preambolo fatto da Cristiano sarebbe stato impossibile intuire quali fossero le sue intenzioni comunicative; mentre, nella prima parte, immagini e musica urlavano chiaramente dicendo più di quanto le parole potrebbero mai fare. D'altronde "Storia di un impiegato" era un concept album, ovvero un disco pensato, ragionato e scritto per portare avanti in modo nitido delle idee, dei concetti per l'appunto. Non era dunque facile procedere a quel livello anche in questa seconda parte oppure, e mi piace pensare questo, dovremo attendere un'evoluzione futura dello spettacolo dove mi piacerebbe che fosse inserita anche qualche canzone dal bellissimo repertorio di Cristiano De André. "Natale occidentale" sarebbe stata perfetta, seppure capisco che avrebbe potuto prestarsi agli atteggiamenti da tifoseria che accompagnano spesso l'attuale opposizione politica. L'omaggio a Genova con "Creuza de mä" e "khorakhanè" sono due dei momenti più intensi di questo secondo atto. "Il pescatore" in versione rock e "Don Raffaè" riescono ad essere la consueta grande festa collettiva che suggella il volgere al termine di questa stupenda <> celebrata da Cristiano De André ad omaggiare e ringraziare Fabrizio, vera e propria <>. Bravissima la band dove brilla, come sempre, il fedele e bravissimo Osvaldo Di Dio alle chitarre. Forse il suono della batteria era un po' troppo compresso, sacrificato nelle sfumature a vantaggio dell'impatto, della fisicità del suono. Tecnici ed ingegneri di palco e di sala pressoché impeccabili. Sacrificato anche il ruolo del violino, imbracciato solo un paio di volte e mai per parti di primissimo piano. Il concerto è finito, il pubblico si è già in parte alzato dalle poltrone ma Cristiano torna sul palcoscenico per un ultimo bis (assolutamente fuori programma) regalandoci una promessa che vogliamo mantenere con "Canzone dell'amore perduto": non ci lasceremo mai...
Roma, Italy@
Auditorium Parco della Musica

About Cristiano De André

Cristiano nasce a Genova il 29 dicembre 1962. Cresce in un vivace ambiente culturale, dove teatro e musica sono componenti quotidiane. Villaggio, Tognazzi, Tenco, Lauzi, Paoli e De Gregori sono amici ed abituali frequentatori di casa De André. A 11 anni Cristiano si avvicina con successo alla chitarra, a 17 al violino, che studia per cinque anni al Conservatorio Paganini di Genova. Compone le prime musiche per alcuni spettacoli goliardici in scena al Teatro Popolare di Genova, ma sarà Massimo Bubola, che conosce Cristiano dai primi anni '70, quando inizia a collaborare con il padre Fabrizio, a fargli incontrare un gruppo di ragazzi di Verona con i quali inizierà a fare musica. Sono Carlo Facchini, Marco Bisotto e Carlo Pimazzoni, i componenti del gruppo "Tempi Duri", con i quali nei primi anni '80 inizia l'avventura musicale. Nel 1982 esce il primo singolo dei Tempi Duri, l'anno dopo l'album di esordio "Chiamali Tempi Duri" e quindi un tour. Con il gruppo Cristiano accompagna il padre Fabrizio in alcuni suoi tour: come nel 1981 o nel 1984 nella tournée "Creuza de ma". Poi i componenti del gruppo partono per il servizio militare e la band si scioglie. Nel 1985 Cristiano intraprende la carriera di cantante solista e partecipa al Festival di Sanremo tra le nuove proposte con il brano "Bella più di me", raccogliendo consensi di pubblico, arrivando al 4° posto e vincendo il premio della critica. Seguono alcuni singoli, ma per un lavoro più completo si deve attendere il 1987 con l'album "Cristiano De André" comprendente la delicata "Briciola di pane" dedicata all' appena nata figlia Fabrizia. Album realizzato con la collaborazione di Fio Zanotti e Massimo Bubola. Nel 1990 esce "L'albero della cuccagna", album ispirato e ricco di contenuti. Partecipano alla realizzazione artisti di talento quali: Mauro Pagani, Vince Tempera, Ellade Bandini, Fabrizio Consoli, Ares Tavolazzi e l'immancabile Massimo Bubola. Nel filone della canzone d'autore e con un personale tono ironico si inserisce l'album del 1992 "Canzoni con il naso lungo": album maturo, immediato e ricco di energia. Importante la collaborazione con l'amico Eugenio Finardi. Torna Bubola ora nella veste di produttore artistico. Nel 1993 Cristiano torna dopo otto anni al Festival di Sanremo, questa volta nella categoria "campioni". Presenta "Dietro la porta" un brano di notevole intensità lirica composto con Daniele Fossati. E' un grandissimo successo: il secondo posto assoluto, il premio della Critica, il Premio Volare; il generale apprezzamento del pubblico e di tutti i media per il brano e per l'interpretazione permettono di attribuire a "Dietro la porta" la qualifica di vincitrice morale del Festival 1993. E' un'immensa soddisfazione per Cristiano che vede ripubblicato il precedente album con l'inserimento del brano sanremese. Nell'aprile 1995 esce "Sul confine", in cui Cristiano è accompagnato da fedeli amici che hanno contribuito alla scrittura di questo intenso disco, tra gli altri Carlo Facchini, Eugenio Finardi, Stefano Melone, Massimo Bubola, Oliviero Malaspina, Daniele Fossati, Manuela Gubinelli ed il padre Fabrizio nel brano "Cose che dimentico". La forza interpretativa di Cristiano viene esaltata dalla profonda e sentita composizione delle canzoni: in questo album si possono avvertire gli intensi mutamenti interiori e stilistici che gli hanno permesso di realizzare un'opera così convincente. Sono canzoni di frontiera nate da un lungo periodo di ricerca professionale e personale. La maturità di cui si parla è arrivata con le difficoltà che hanno arricchito il talento innato e che hanno ridefinito la strada artistica di Cristiano: una strada tortuosa e spesso in salita, percorsa fino in fondo ed in completa autonomia. Come egli stesso sostiene: «credo nella continua ricerca di se stessi e soprattutto nella coerenza. E' proprio su questo che baso il mio lavoro di musicista. Quando ero più giovane vivevo di valori collettivi, adesso credo maggiormente in valori individuali: penso che sia importante percorrere una strada interiore di ricerca perché se una persona riesce a sviluppare delle capacità di introspezione, può sempre cavarsela». Il titolo "Sul confine" può evocare qualità e difficoltà di scelte, ma questo è solo il punto di partenza di quella ricerca interiore verso il raggiungimento di un’integrità artistica personale. Integrità che gli permette di creare uno stile suo unico e riconoscibile. Il 1997 lo ha visto sul palco del tour "Anime salve" di Fabrizio De André dove si è messo in luce come eccellente polistrumentista di "prima fila", ruolo che è stato di Mauro Pagani. Grande soddisfazione questa riconfermata nel successivo tour invernale "Mi innamoravo di tutto" e nel tour estivo del 1998. Nel novembre 2001 esce "Scaramante" intenso album di cui lo stesso Cristiano dice: «è un disco terapeutico con cui mi sono tolto i dolori di dosso. E' un disco che segna il crocevia della mia vita». Con "Scaramante", nel 2002, vince il Premio Lunezia come miglior album. Torna al Festival di Sanremo nel 2003 con il brano "Un giorno nuovo", basato sul concetto della "comprensione" e ricco di echi etnici. Segue la raccolta "Un giorno nuovo - live in studio", brani del suo passato artistico riarrangiati e proposti in versione live. Nel 2009, la svolta: arriva per Cristiano il momento di concretizzare il progetto di intraprendere un lungo tour in cui rileggere il repertorio di Faber con gli occhi di figlio e di artista. Nascono l’album “De André canta De André” pubblicato nel 2009 e nel 2010 “De André canta De André – Vol. 2”, una nuova raccolta di brani del grande Fabrizio Nel 2013 pubblica per l’etichetta Nuvole, fondata dal padre Fabrizio, l’album d’inediti “Come in Cielo così in Guerra”, realizzato con la collaborazione di Corrado Rustici e distribuito da Universal Music. Nel 2014 partecipa al 64° Festival di Sanremo dove si aggiudica, con il brano “Invisibili” il Premio della Critica “Mia Martini” e del premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. Per l’occasione viene pubblicato “Come in Cielo così in Guerra (special edition)”, contenente anche “Invisibili” e “Il cielo è vuoto”, altro brano presentato al Festival. A Sanremo, durante la serata “Sanremo Club”, dedicata alla tradizione italiana della canzone d’autore, Cristiano De André ha reinterpretato in un’intensa ed emozionante esibizione il brano di Fabrizio De André “Verranno a chiederti del nostro amore”. Pagina Ufficiale Facebook - www.cristianodeandre.it
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Genres:
Italian, Songwriting, International
Hometown:
Genova, Italy

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February 17th 2019
De André canta De André "Storia di un impiegato" ROMA 11 febbraio 2019 Auditorium Parco della Musica, sala Santa Cecilia. La recensione di Luis "Redwood" Almasi. Applausi ed un affetto immediato e totale accolgono Cristiano De André non appena questi appare sul palcoscenico della Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. <> dice visibilmente colpito, riferendosi apertamente al calore che il pubblico capitolino da sempre gli riserva. "De André canta De André" è una formula dal successo ormai collaudato. Lo spettacolo, che prima consisteva sostanzialmente nella riproposizione delle canzoni di Fabrizio De André (spesso riviste negli arrangiamenti), è ora portato ad un livello superiore. Il tentativo è quello di esplorare, studiare, approfondire in modo organico e, in fine, riproporre nell'attualità l'opera del padre; per il suo valore non solo letterario ma sociologico e politico. L'opera scelta è "Storia di un impiegato", concept album dedicato al "maggio francese"; disco scritto e composto da Fabrizio De André assieme a Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Fabrizio non cavalcò mai l'onda di quel periodo, anzi, ne prese costantemente le distanze tant'è che negli anni del '68 si occupò di vangeli apocrifi (La buona novella) e degli epitaffi di Lee Masters (Non al denaro, non all'amore né al cielo), allo stesso modo nel 1973, nel cuore degli anni di piombo, tornò invece con un'opera sul "maggio francese", sul '68 appunto. L'album non va, a mio avviso, assolutamente visto come una celebrazione (anche se a tratti gustosissima). Fabrizio parla di questo impiegato che diventa bombarolo con scientifico distacco però, secondo me, è innegabile che traspaia una certa nostalgia per quei ragazzi che "lottavano così come si gioca", in anni dove non si gioca più; anni bui di attentati, gambizzazioni, eversione, terrorismo, strategia della tensione. I contributi video, che scorrono sincronizzati con luci (bellissime) e musica su dei panneli posti sul fondo del palcoscenico, costituiscono parte integrante dello spettacolo; sono anzi l'elemento che più contribuisce a contemporaneizzare i contenuti con la visualizzazione di scene tratte dalla più corrente attualità (i gillet gialli) o icone di questa nostra epoca (Trump, Putin, Kim Jong-un). Una menzione particolare merita "Canzone del padre" che, nella specifica situazione e per la storia stessa di Cristiano, assume significati ulteriori ed emozionanti fino ai brividi, mentre sullo sfondo giganteggia l'immagine di Fabrizio che stringe la mano a Cristiano. "Nella mia ora di libertà" viene cantata un po' da tutti con visibile commozione; una canzone il cui significato è stato ultimamente molto "piegato", a livello politico, dirompe invece con la sua essenziale profonda umanità: solitaria, pessimista ed esistenzialista. E' dunque lasciato totalmente a musica, video e luci il compito di costruire il "fil rouge" che guida gli ascoltatori fin dentro al racconto di "Storia di un impiegato". La viva voce di Cristiano arriverà invece soltanto alla fine della prima parte, sia a chiarire quanto abbondantemente caratterizzato durante lo spettacolo, sia ad annunciare che nella seconda parte di parlerà sempre di potere (o di poteri) ma nel mondo attuale dove il potere spesso è celato o addirittura evocato dalle masse prone verso mode, feticci o semplice passiva abitudine. Seconda parte dove però il racconto appare meno efficace, meno lucido. Viene il sospetto che senza il preambolo fatto da Cristiano sarebbe stato impossibile intuire quali fossero le sue intenzioni comunicative; mentre, nella prima parte, immagini e musica urlavano chiaramente dicendo più di quanto le parole potrebbero mai fare. D'altronde "Storia di un impiegato" era un concept album, ovvero un disco pensato, ragionato e scritto per portare avanti in modo nitido delle idee, dei concetti per l'appunto. Non era dunque facile procedere a quel livello anche in questa seconda parte oppure, e mi piace pensare questo, dovremo attendere un'evoluzione futura dello spettacolo dove mi piacerebbe che fosse inserita anche qualche canzone dal bellissimo repertorio di Cristiano De André. "Natale occidentale" sarebbe stata perfetta, seppure capisco che avrebbe potuto prestarsi agli atteggiamenti da tifoseria che accompagnano spesso l'attuale opposizione politica. L'omaggio a Genova con "Creuza de mä" e "khorakhanè" sono due dei momenti più intensi di questo secondo atto. "Il pescatore" in versione rock e "Don Raffaè" riescono ad essere la consueta grande festa collettiva che suggella il volgere al termine di questa stupenda <> celebrata da Cristiano De André ad omaggiare e ringraziare Fabrizio, vera e propria <>. Bravissima la band dove brilla, come sempre, il fedele e bravissimo Osvaldo Di Dio alle chitarre. Forse il suono della batteria era un po' troppo compresso, sacrificato nelle sfumature a vantaggio dell'impatto, della fisicità del suono. Tecnici ed ingegneri di palco e di sala pressoché impeccabili. Sacrificato anche il ruolo del violino, imbracciato solo un paio di volte e mai per parti di primissimo piano. Il concerto è finito, il pubblico si è già in parte alzato dalle poltrone ma Cristiano torna sul palcoscenico per un ultimo bis (assolutamente fuori programma) regalandoci una promessa che vogliamo mantenere con "Canzone dell'amore perduto": non ci lasceremo mai...
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About Cristiano De André

Cristiano nasce a Genova il 29 dicembre 1962. Cresce in un vivace ambiente culturale, dove teatro e musica sono componenti quotidiane. Villaggio, Tognazzi, Tenco, Lauzi, Paoli e De Gregori sono amici ed abituali frequentatori di casa De André. A 11 anni Cristiano si avvicina con successo alla chitarra, a 17 al violino, che studia per cinque anni al Conservatorio Paganini di Genova. Compone le prime musiche per alcuni spettacoli goliardici in scena al Teatro Popolare di Genova, ma sarà Massimo Bubola, che conosce Cristiano dai primi anni '70, quando inizia a collaborare con il padre Fabrizio, a fargli incontrare un gruppo di ragazzi di Verona con i quali inizierà a fare musica. Sono Carlo Facchini, Marco Bisotto e Carlo Pimazzoni, i componenti del gruppo "Tempi Duri", con i quali nei primi anni '80 inizia l'avventura musicale. Nel 1982 esce il primo singolo dei Tempi Duri, l'anno dopo l'album di esordio "Chiamali Tempi Duri" e quindi un tour. Con il gruppo Cristiano accompagna il padre Fabrizio in alcuni suoi tour: come nel 1981 o nel 1984 nella tournée "Creuza de ma". Poi i componenti del gruppo partono per il servizio militare e la band si scioglie. Nel 1985 Cristiano intraprende la carriera di cantante solista e partecipa al Festival di Sanremo tra le nuove proposte con il brano "Bella più di me", raccogliendo consensi di pubblico, arrivando al 4° posto e vincendo il premio della critica. Seguono alcuni singoli, ma per un lavoro più completo si deve attendere il 1987 con l'album "Cristiano De André" comprendente la delicata "Briciola di pane" dedicata all' appena nata figlia Fabrizia. Album realizzato con la collaborazione di Fio Zanotti e Massimo Bubola. Nel 1990 esce "L'albero della cuccagna", album ispirato e ricco di contenuti. Partecipano alla realizzazione artisti di talento quali: Mauro Pagani, Vince Tempera, Ellade Bandini, Fabrizio Consoli, Ares Tavolazzi e l'immancabile Massimo Bubola. Nel filone della canzone d'autore e con un personale tono ironico si inserisce l'album del 1992 "Canzoni con il naso lungo": album maturo, immediato e ricco di energia. Importante la collaborazione con l'amico Eugenio Finardi. Torna Bubola ora nella veste di produttore artistico. Nel 1993 Cristiano torna dopo otto anni al Festival di Sanremo, questa volta nella categoria "campioni". Presenta "Dietro la porta" un brano di notevole intensità lirica composto con Daniele Fossati. E' un grandissimo successo: il secondo posto assoluto, il premio della Critica, il Premio Volare; il generale apprezzamento del pubblico e di tutti i media per il brano e per l'interpretazione permettono di attribuire a "Dietro la porta" la qualifica di vincitrice morale del Festival 1993. E' un'immensa soddisfazione per Cristiano che vede ripubblicato il precedente album con l'inserimento del brano sanremese. Nell'aprile 1995 esce "Sul confine", in cui Cristiano è accompagnato da fedeli amici che hanno contribuito alla scrittura di questo intenso disco, tra gli altri Carlo Facchini, Eugenio Finardi, Stefano Melone, Massimo Bubola, Oliviero Malaspina, Daniele Fossati, Manuela Gubinelli ed il padre Fabrizio nel brano "Cose che dimentico". La forza interpretativa di Cristiano viene esaltata dalla profonda e sentita composizione delle canzoni: in questo album si possono avvertire gli intensi mutamenti interiori e stilistici che gli hanno permesso di realizzare un'opera così convincente. Sono canzoni di frontiera nate da un lungo periodo di ricerca professionale e personale. La maturità di cui si parla è arrivata con le difficoltà che hanno arricchito il talento innato e che hanno ridefinito la strada artistica di Cristiano: una strada tortuosa e spesso in salita, percorsa fino in fondo ed in completa autonomia. Come egli stesso sostiene: «credo nella continua ricerca di se stessi e soprattutto nella coerenza. E' proprio su questo che baso il mio lavoro di musicista. Quando ero più giovane vivevo di valori collettivi, adesso credo maggiormente in valori individuali: penso che sia importante percorrere una strada interiore di ricerca perché se una persona riesce a sviluppare delle capacità di introspezione, può sempre cavarsela». Il titolo "Sul confine" può evocare qualità e difficoltà di scelte, ma questo è solo il punto di partenza di quella ricerca interiore verso il raggiungimento di un’integrità artistica personale. Integrità che gli permette di creare uno stile suo unico e riconoscibile. Il 1997 lo ha visto sul palco del tour "Anime salve" di Fabrizio De André dove si è messo in luce come eccellente polistrumentista di "prima fila", ruolo che è stato di Mauro Pagani. Grande soddisfazione questa riconfermata nel successivo tour invernale "Mi innamoravo di tutto" e nel tour estivo del 1998. Nel novembre 2001 esce "Scaramante" intenso album di cui lo stesso Cristiano dice: «è un disco terapeutico con cui mi sono tolto i dolori di dosso. E' un disco che segna il crocevia della mia vita». Con "Scaramante", nel 2002, vince il Premio Lunezia come miglior album. Torna al Festival di Sanremo nel 2003 con il brano "Un giorno nuovo", basato sul concetto della "comprensione" e ricco di echi etnici. Segue la raccolta "Un giorno nuovo - live in studio", brani del suo passato artistico riarrangiati e proposti in versione live. Nel 2009, la svolta: arriva per Cristiano il momento di concretizzare il progetto di intraprendere un lungo tour in cui rileggere il repertorio di Faber con gli occhi di figlio e di artista. Nascono l’album “De André canta De André” pubblicato nel 2009 e nel 2010 “De André canta De André – Vol. 2”, una nuova raccolta di brani del grande Fabrizio Nel 2013 pubblica per l’etichetta Nuvole, fondata dal padre Fabrizio, l’album d’inediti “Come in Cielo così in Guerra”, realizzato con la collaborazione di Corrado Rustici e distribuito da Universal Music. Nel 2014 partecipa al 64° Festival di Sanremo dove si aggiudica, con il brano “Invisibili” il Premio della Critica “Mia Martini” e del premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. Per l’occasione viene pubblicato “Come in Cielo così in Guerra (special edition)”, contenente anche “Invisibili” e “Il cielo è vuoto”, altro brano presentato al Festival. A Sanremo, durante la serata “Sanremo Club”, dedicata alla tradizione italiana della canzone d’autore, Cristiano De André ha reinterpretato in un’intensa ed emozionante esibizione il brano di Fabrizio De André “Verranno a chiederti del nostro amore”. 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