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Sunday, December 10th, 2017
5:00 PM
1870 un anno prima della presa di Roma: in una villa vesuviana vivono, in esilio volontario, due donne. L’una, Donna Clotilde, baronessa borbonica in decadenza, chiusa nella sua ipocondria e in una simulata infermità rifiuta culturalmente e storicamente la modernità ripudiando il nuovo re sabaudo. L’altra, Donna Gesualda, sua cugina, la accudisce e la sorveglia, intreccia una relazione clandestina con l’unico uomo che frequenta la casa: Don Catellino, curato dotto e vizioso. L’improvviso arrivo di Ferdinando, lontano nipote della baronessa del quale si ignorava l’esistenza, porterà scompiglio nella casa, facendo emergere passioni sopite, vizi e rancori. Ferdinando rappresenta uno dei punti più alti della drammaturgia italiana degli anni Ottanta. Il linguaggio usato è potente e originale e rende questa opera unica e ci porta in una dimensione parallela dove odi, desideri, bramosie sessuali fra i quattro personaggi mostrano allo lo spettatore, aldilà della ambientazione storica, il mutamento di rapporti affettivi tra quattro persone in isolamento coatto