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Wednesday, April 4th, 2018
8:45 PM
Rileggere Otello spogliandolo della ‘tradizione’, tornare al cuore del meccanismo drammatico e delle parole. Dopo Sogno di una notte di mezza estate, Amleto e il Mercante di Venezia, Elio De Capitani continua il suo lavoro registico su Shakespeare, per questo spettacolo in particolare totalmente condiviso con Lisa Ferlazzo Natoli. Ciò che colpisce nella messinscena di Otello è un tono diffuso di tragica normalità, quella del protagonista, un generale disorientato che più che cadere nelle trappole di Jago, frana in se stesso nelle sue debolezze, nei dubbi che lo porteranno a vedere il marcio in un’essenza di purezza, quale prima considerava Desdemona. La normalità di Jago, manipolatore intelligente dai molti e ‘necessari’ assassinii, risiede nel fatto che egli è semplicemente il male, gratuito, fine a se stesso, che stupefà e spaventa perché può abitare in chiunque. E ogni mossa pesa sull’ordito fitto dei sentimenti fino a distruggerlo Una produzione Teatro dell’Elfo.