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Thursday, February 1st, 2018
9:00 PM
di e con Marta Cuscunà progettazione e realizzazione teste mozze Paola Villani assistenza alla regia Marco Rogante | disegno luci Claudio “Poldo” Parrino E' iniziata come un pettegolezzo. Alla scuola superiore di Gloucester c'erano 18 ragazze incinte – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte sembrava essere stato un incidente. La storia, poi, è rimbalza in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile. Scoppia la tempesta mediatica e giornalisti da ogni dove invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un accordo così sconvolgente. Nel documentario The Gloucester 18 una delle ragazze confessa di aver voluto creare un piccolo mondo nuovo e una nuova famiglia tutta sua, dopo aver assistito a un terribile femminicidio. A Gloucester infatti non passava giorno senza che il dipartimento di polizia ricevesse una segnalazione di violenza maschile in famiglia. Il documentario Breaking our silence racconta come questa situazione spinse 500 uomini a organizzare una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema. “Uomini contro la violenza” che sentono il bisogno di mobilitarsi in prima persona, consapevoli del fatto che la violenza maschile è un problema delle donne ma che soltanto gli uomini possono veramente risolverlo, cambiando la cultura maschile dominante che continua a causare queste tragedie. L'idea che sta alla base di "Sorry, boys" è che la contestualità tra il patto delle ragazze e la marcia degli uomini non siano stati solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che fare con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini. In scena, due schiere di teste mozze – gli adulti da una parte, i giovani maschi dall’altra – cercano di capire le ragioni del patto di maternità tra adolescenti, ma resteranno sempre con le spalle al muro.